01 agosto 2026

Un'intensa celebrazione

pubblichiamo l'articolo apparso sulla voce del popolo a firma di Cristina Gasparotti

Venerdì 31 luglio, a quindici anni dalla morte, don Pierino Ferrari è stato ricordato nella santa Messa, presieduta dal Vicario generale mons. Angelo Gelmini, nella chiesa parrocchiale di Cristo Re, a Clusane d’Iseo. La celebrazione ha riunito sacerdoti, membri delle opere nate dal suo carisma e numerosi fedeli, in un clima di intensa preghiera e di gratitudine.

 

Ad apertura della celebrazione, il parroco di Clusane, don Francesco Zaniboni, ha ricordato come l'Eucaristia fosse anzitutto un rendimento di grazie «per il dono di don Pierino» alla comunità e alla Chiesa, affidando al Signore il proseguimento della Causa di beatificazione, avviata nella Diocesi di Brescia nel febbraio 2024.

 

Nell'omelia, mons. Gelmini ha proposto una riflessione che ha intrecciato la Parola di Dio con la testimonianza del Servo di Dio. «Quando una vita è radicata nel Vangelo» ha affermato, «il bene seminato continua a germogliare e a parlare». Il trascorrere degli anni, ha osservato, non affievolisce la memoria di chi ha vissuto il Vangelo con autenticità, ma ne rende ancora più evidente la fecondità. È ciò che accade anche per don Pierino, il cui ricordo continua a vivere nelle persone incontrate e nelle opere nate dalla sua intuizione pastorale.

Richiamando il profeta Geremia e il rifiuto di Gesù nella sua Nazaret, il celebrante ha invitato a non fermarsi a una memoria puramente affettiva. Il rischio è infatti quello di conoscere una persona senza lasciarsi interrogare da ciò che Dio ha compiuto attraverso di essa. «Alla radice delle opere di don Pierino non troviamo anzitutto un organizzatore o un fondatore, ma un sacerdote innamorato di Cristo, della Chiesa e dell'uomo». È da questa profonda esperienza spirituale che è nata una carità capace di tradursi in gesti concreti verso gli ammalati, gli anziani, le persone con disabilità e tutti coloro che rischiavano e rischiano di essere dimenticati.

 

Uno dei passaggi più significativi dell'omelia ha riguardato il futuro delle opere sorte dal carisma di don Pierino. Mons. Gelmini ha ricordato che esse saranno fedeli al loro Fondatore soltanto se continueranno a custodire lo sguardo evangelico da cui sono nate. «Le opere» ha affermato «non devono diventare monumenti dedicati al Fondatore, ma luoghi nei quali il suo carisma continua a servire la vita». Un invito rivolto non solo a chi vi opera quotidianamente, ma a tutta la comunità cristiana, chiamata a interrogarsi sulle nuove forme di povertà, di solitudine e di emarginazione che oggi chiedono ascolto e prossimità.

Il Vicario ha poi ricordato che l’eredità di don Pierino non consiste soltanto nelle opere realizzate, ma nella capacità di condurre le persone a Cristo e di aiutarle a riconoscere la propria vocazione. Anche la Causa di beatificazione rappresenta un invito a raccogliere con serietà testimonianze e ricordi, lasciando alla Chiesa il discernimento sulla santità della sua vita. Nel frattempo, il modo più autentico per onorarne la memoria rimane quello di continuare ad attuare il suo insegnamento, mettendo Dio al primo posto, vivendo una fede concreta e riconoscendo Cristo nei fratelli più fragili.

 

Al termine della celebrazione, il presidente degli Amici di Raphaël, Lionello Tabaglio, ha espresso il ringraziamento ai presenti, ricordando come, a quindici anni dalla morte, «il tempo non abbia spento la fiamma delle intuizioni profetiche» di don Pierino. Un'eredità che continua a generare opere, vocazioni e servizio, mantenendo vivo quel sogno di una Chiesa capace di testimoniare, nella quotidianità, la «civiltà dell'amore».

 

La serata è stata anche l'occasione per inaugurare la mostra "Un carisma che continua. C'è chi lascia un'eredità. C'è chi lascia sementi", un percorso attraverso la vita di don Pierino e le opere nate dal suo ministero, dalla fondazione Mamré alla cooperativa Raphaël, dalle associazioni Operazione Mamrè, Amici di Raphaël e Sentinelle alla fondazione Laudato Sì', fino alle tante esperienze di prossimità che continuano a tradurre in gesti concreti la sua visione di una Chiesa vicina alle persone più fragili. La mostra, pensata come esposizione itinerante, intende raggiungere parrocchie, associazioni, scuole e comunità ecclesiali per far conoscere la figura del Servo di Dio e il patrimonio spirituale e umano che ha lasciato.

 

Chi desidera ospitarla può contattare Silvia Mombelli: s.mombelli@mamre.it. Per continuare a gettare semi, di conoscenza e di speranza, su terreni sempre più vasti.